Proposta di un Museo di Torino nel Palazzo di Giustizia Curia Maxima di via Corte d’Appello

Di un “Museo di Torino” si è parlato in tempi più prosperi, e una ipotesi era collocarlo nel palazzo juvarriano del Palazzo di Giustizia in via Corte d’Appello.

Ora, in tempi certo pesanti per le finanze della città, è annunciata la sua messa in vendita a privati, che anche con una serie di salvaguardie poste dalla Soprintendenza ai Beni Culturali, comunque configurerebbe una gravissima menomazione del patrimonio monumentale della città, che dovrebbe risultare assolutamente indisponibile.

Ma oltretutto, stanti i propositi continuamente ripetuti da parte dell’Amministrazione di sostenere in ogni modo le doti attrattive della città, dovrebbero apparire chiaramente le grandi possibilità di irradiamento culturale e di attrazione sia per cittadini sia per i visitatori di Torino, che risulterebbero dal collocare in questo nobile edificio le testimonianze di quanto ha vissuto la nostra città, divenuta poi così importante nella storia nazionale.

Anche se volessimo trascurare il valore culturale che un tale museo avrebbe per i torinesi, come per il poter percepire il valore della loro eredità, dovrebbero essere chiare le possibilità di attrarre visitatori con un ampio arco di stimoli peculiari alla nostra città.

Dallo snodarsi delle sue vicende della grande storia, così come nella vita dei suoi abitanti di ogni strato sociale, nel suo mondo di lavoro e di sviluppo scientifico, nel suo sviluppo urbano da piccola capitale barocca a metropoli industriale.

Di fronte ad una tale prospettiva di vera valorizzazione di questo monumento, oltre alla rinuncia dei proventi di vendita, peraltro non ingenti, certo si presenterebbe una decisa cautela per le apparenti implicazioni economiche.

Ma in realtà questa operazione così desiderabile potrebbe svolgersi in modo assolutamente compatibile con la necessaria cautela della gestione del Comune, purché da un lato affluissero sostegni da parte delle Fondazioni che hanno così sostanzialmente contribuito ad opere decisive per la tutela del patrimonio culturale della città, e dall’altro si vedesse un tale progetto in una prospettiva di sviluppo graduale, non solo in rapporto al reperimento delle risorse, ma di graduale appunto definizione degli obiettivi, sviluppo progettuale e possibile realizzazione per parti.

Il vasto complesso monumentale, che ospita attualmente assessorati e vari uffici del Comune, non sembra presentare particolari necessità di interventi edilizi, al di là di limitate ristrutturazioni e installazione di servizi connessi col ruolo museale e l’accesso del pubblico.

L’edificio presenta di per sé ampi spazi molto adatti al ruolo espositivo, in particolare evidentemente quelle che erano le aule giudiziarie.

E’ possibile immaginare un utilizzo anche parziale dell’edificio come Museo, sia per un permanere di parte delle funzioni attualmente ospitate, sia in relazione ad una realizzazione graduale, opportuna anche per valutare gli esiti di una prima fase.

Per la scelta del materiale espositivo, anche in relazione alla possibile gradualità ed evolutività di progettazione e realizzazione del Museo, si potrebbe immaginare, oltre a riproduzioni in grande scala dell’iconografia storica, un vasto impiego di grandi schermi digitali, che consentirebbero di presentare a rotazione quella che è fortunatamente la grande disponibilità di documentazione fotografica e cinematografica della vita della città, più documentari e anche opere cinematografiche ambientate a a Torino.

Grazie poi alle risorse della tecnologia digitale visiva, quella che al cinema vediamo creare spettacolari scene di masse umane collocate in qualunque scenario, e che consentirebbero di rappresentare scene di vita della città nelle varie epoche storiche in ambienti fedelmente ricostruibili, potrebbe esserci un particolare godimento di fruizione da parte del pubblico, oltre a stimoli per proseguire personalmente nella ricerca storica e culturale.

Per quanto riguarda invece l’acquisizione di oggetti espositivi storici, da un lato si può sperare che una volta varato un tale museo e dimostratane l’attrattività ci potrebbe essere disponibilità da parte di privati di offrire propri cimeli, ma poi potrebbe svilupparsi una produzione modellistica di riproduzione di veicoli, attrezzature, elementi vari connessi con la vita dei torinesi nei secoli.

Ma naturalmente estremamente importante sarebbe il Palazzo di Giustizia in quanto museo della propria storia, quasi tre secoli di vita della città, dello stato sabaudo e della nazione italiana in cui è stato testimone di vicende drammatiche del cammino della giustizia e dell’ingiustizia, dall’Ancien Regime al Risorgimento, alla faticosa evoluzione dello stato nazionale, al piombare nella dittatura, alla guerra, alla Resistenza.

Costituire un tale Museo, e prima di tutto non alienare questo Bene, sarebbe veramente un puntello di identità storica e prezioso strumento di conoscenza.

Notizie da Italia Nostra-Torino maggio 2026

Notizie maggio 2026

Cari Soci e cari simpatizzanti per Italia Nostra,

prima di tutto annunciamo che nel Consiglio Direttivo della sezione del 3 marzo, dopo l’Assemblea dei Soci il 20 febbraio, è stata eletta Presidente della Sezione di Torino di Italia Nostra per il triennio 2026-2028 l’Arch.Clara Palmas, che ha ricoperto importanti ruoli come Soprintendente ai Beni Architettonici e Paesaggio in Piemonte, in Lombardia e Liguria e poi quale Ispettore Centrale del Ministero dei Beni Culturali; e fa parte da molti anni del Direttivo di Italia Nostra-Torino. Eletti Vicepresidenti Roberto Gnavi e Maria Teresa Roli.

Nell’Assemblea dei Soci del 20 febbraio, si era deciso di ridurre da nove a sette il numero dei Consiglieri, e sono stati eletti Caterina Ceresa, Anna Gilibert, Roberto Gnavi, Marisa Maffioli, Luciano Nebbia, Clara Palmas, Maria Teresa Roli.

Per tutto il 2025 Italia Nostra-Torino si è molto impegnata nel promuovere presso il Comune di Torino la Delibera di Iniziativa Popolare per la sostituzione dell’art.45 del Regolamento del Verde Pubblico per non consentire in futuro il cosiddetto “rinnovo” di alberate, cioè l’abbattimento di tutti gli alberi di un viale, indipendentemente dalle condizioni di ciascun esemplare, e la sostituzione con piante giovani, così come previsto dal progetto, per ora fermo ma non scongiurato, per corso Belgio.

Proprio in questi giorni sembra che l’iter si sia avviato all’epilogo nella forma meno favorevole, con una modifica della suddetta proposta, firmata da circa duemilacinquecento cittadini, che ne cancella la parte sostanziale, l’abolizione della possibilità di “rinnovo” di un viale, affermando che questo non sarà possibile “in via ordinaria”, ma così lasciando completamente aperti e discrezionali i criteri per cui si dovrebbe ravvisare una “esigenza straordinaria”.

Su altri fronti abbiamo cercato di seguire l’iter dell’elaborazione del nuovo Piano Regolatore di Torino, il cui Progetto Preliminare è stato approvato il 23 marzo. E’ un piano molto innovativo ma per molti versi preoccupante per la notevole elasticità delle previsioni edificatorie e conseguente indeterminatezza.

Del futuro delle forme e della vivibilità della nostra città, mentre deprechiamo la pesante trasformazione in funzione di supposte attività sportive del Parco del Meisino, che comunque in piccola parte si è riusciti a mitigare, compare una speranza concreta di una vitalizzazione della storica Manifattura Tabacchi e soprattutto di una trasformazione della parte del complesso affacciata sul Po, di pertinenza della ex Fimet, con restauro della nobile presenza di archeologia industriale del 1830 e demolizione dei vasti capannoni cementizi del dopoguerra, che verrebbero sostituiti da giardino.

Al Valentino si stanno ultimando i lavori per la trasformazione del complesso di Torino Esposizioni in nuova sede della Biblioteca Centrale del Comune di Torino più importanti spazi per il Politecnico Dipartimenti di Architettura.

In rapporto all’annuncio dell’intenzione del nostro Comune, gravato da un importante debito, di cedere a privati l’antico tribunale, la Curia Maxima, le cui forme furono disegnate da Juvarra, in via Corte d’Appello, Italia Nostra-Torino vuole impegnarsi al massimo per sensibilizzare Amministrazione e pubblico non solo sulla gravità di una simile mutilazione del patrimonio storico, ma sull’opportunità di insediare in tutto o in parte dei suoi spazi un Museo Storico della Città di Torino.

Un Museo che non richiederebbe importanti spese per il reperimento e l’installazione degli elementi esposti, potendo questi consistere per intero o quasi in materiale iconografico, grandi riproduzioni della vasta iconografia disponibile, e con grandi schermi digitali, che non hanno più costi proibitivi, esibire a rotazione un ampio materiale documentario includente riprese del passato, films di soggetto locale e certo molto altro.

Dobbiamo ricordare, come sempre e ora più di sempre, i problemi che deve affrontare Italia Nostra-Torino per lavorare sulla sua missione di “avvocata dei beni culturali”, soprattutto per diffondere notizie, sue proposte, e allarmi, in presenza di una certa riluttanza dei giornali cittadini di grande diffusione a divulgare messaggi in qualche modo critici su progetti in corso.

Italia Nostra-Torino ritiene che almeno in rapporto a certi temi della qualità dell’ambiente urbano, le sue posizioni, sarebbero in realtà largamente condivisibili dalla grande maggioranza del pubblico, che però purtroppo non risulta abbastanza informato, anche per la suddetta grandissima prudenza, diciamo così, dei settori di cronaca cittadina dei grandi giornali.

Ma abbiamo poi, e ora si sono appesantiti, grossi problemi economici legati alle spese di affitto e utenze varie per la nostra sede, che ospita anche la nostra biblioteca e che vorremmo non dover abbandonare.

Chiaramente avremmo bisogno di aiuto da chi se lo potesse permettere, fra l’altro non riceviamo sovvenzioni da alcun ente, e per ora ci siamo retti con generosi contributi da un Socio che non siamo certo sicuri che potrà continuare ad appoggiarci.

Abbiamo relativamente pochi Soci, molto a causa del non riuscire a far conoscere le nostre iniziative, ma il nostro dispiacere non è tanto sull’esile ammontare delle quote associative, ma perché avremmo molto bisogno di rinforzi di braccia e cervelli… Braccia, per così dire, per aiutarci negli aspetti organizzativi e per catalogazione e riordino della biblioteca, ma soprattutto cervelli per attingere idee e informazioni, ragionare insieme.

Senza bisogno di associarsi, chi ha qualcosa da discutere o da proporre può mandarci una mail per sentirci poi telefonicamente e incontrarci. Ugualmente per prendere visione della nostra biblioteca. Evitare di lasciare messaggio sulla segret.telef. della sede perché possono passare vari giorni prima che possiamo consultarla.

Un caldo augurio ai nostri Soci e ai simpatizzanti per gli obiettivi

di Italia Nostra

per il Direttivo di Italia Nostra-Torino

Roberto Gnavi

Vice Presidente

P.S. La quota di iscrizione per anno solare, (di cui metà viene inviata alla Sede Centrale di Italia Nostra a Roma), è di:

Socio Ordinario: euro 35,00 – quota triennale 90,00

Socio Familiare euro 20,00 – quota triennale 60,00

Socio Giovane

(inf.a 18 anni) euro 10,00 – quota triennale 25,00

Socio Ordinario Studente

(fino a 26 anni) euro 15,00 – quota triennale 40,00

E per rendere possibile il versamento anche a chi non avesse ricevuto il notiziario cartaceo col bollettino di vers., il nostro cc postale:

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